Chronos 1.4, slow motion a 21.650 fps? No problem!

 

La Chronos 1.4 è ritenuta dagli esperti del settore, una videocamera che cambierà gli equilibri nel settore dello slow motion. Chi l’ha provata afferma che ha la stessa qualità, le stesse caratteristiche, e la stessa qualità  di videocamere dal costo di 30.000$, quando invece, questo modello sarà messo in vendita a soli 2.500$.

 

 

Attualmente non è ancora in produzione, ma a breve partirà una campagna dicrownfounding per sopperire alle spese iniziali di costruzione e distribuzione, non si conosce ancora la piattaforma, le due più quotate sono ovviamente kickstarter e GoFundMe. Quest’ultima però pare la più quotata.

 

 

Questa super videocamera sarà in grado di registrare video a 21,650fps alla più bassa risoluzione possibile di 640×96 pixel, oppure sarà possibile aumentare la risoluzione fino a 1280×1024 avendo però un frame-rate massimo di 1.057fps.
La dotazione comprende 8GB di RAM, uno slot SD card, porte USB e SATA e un’uscita HDMI.

Diario #6: Cosa sono gli STOP?

Cosa sono gli stop in fotografia?

No, non sto parlando di cartelli stradali. Se avete già lette gli articoli precedenti o avete bazzicato in qualche gruppo di fotografia avrete probabilmente sentito parlare di “STOP” ma cos’è.

E’ una parola che fa parte del gergo tecnico fotografico e si intende una variazione di qualsiasi parametro di scatto(Tempo, Diaframma o ISO) che determini una variazione pari a + o – 1EV rispetto al valore di partenza.

 

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Come si può vedere nell’immagine qui sopra, nella sezione riquadrata di rosso, la barra dell’esposimetro, quando la tacchetta è posizionata in centro, vorrà dire che secondo la macchina avremo una foto esposta correttamente, se invece la stanghetta sarà posizionata a -1 vorrà dire che otterremo una foto sottoesposta di 1 stop, viceversa se si trovasse a +1 avremo una foto sovraesposta di uno stop e così via di conseguenza con 2-3-4 stop di luce.

La variazione di 1EV significa il doppio o la metà della luce entrante, a seconda che sovraesponiamo o sottoesponiamo. Quindi, semplificando, significa che se io faccio leggere la scena alla macchina e per avere l’esposizione a 0 (quindi corretta secondo la macchina) ho bisogno di 200 iso, 1/500sec e f:8 per sottoesporre di uno stop posso variare il tempo portandolo a 1/1000 (la metà), oppure posso chiudere il diaframma da f:8 a f:11 oppure posso usare 100 ISO. Non tutti e tre insieme, perché allora sottoesporrei di 3 STOP.

Ognuna delle variazioni che ho appena scritto determina una sottoesposizione di 1EV. Viceversa se voglio sovraesporre di uno stop: allungheremo i tempi, o apriremo il diaframma o aumenterò il valore ISO.

Ovviamente se chiudiamo il diaframma da f:8 a f:11 ma poi allungo i tempi portando i da 1/500 a 1/250 sottoespongo da una parte e sovraesponiamo dall’altra, quindi di fatto l’esposimetro non segnerà -1 o +1 ma resterà a 0. Ma la foto subirà dei cambiamenti in base a quale valore andremo a variare. Cambiamenti che potete trovare descritti negli articoli precedenti.

Fare belle foto con una fotocamera da 0.3Mpx? Si può!

La fotografia sportiva è uno dei generi più esigenti quando si tratta di attrezzatura utilizzata. Che cosa succede quando si invitano due fotografi sportivi professionisti ad uno skate park, togliendogli le loro reflex digitali, e dare loro un paio di fotocamere giocattolo da 0.3MP? Scopriamolo!

E’ stat questa la sfida lanciata da DigitalRev TV a due fotografi professionisti, stiamo parlando in particolare di Joel Marklund e Marcel Laemmerhirt, per chi non li conoscesse sono due fotografi che hanno fotografato un pò di tutto, dalle Olimpiadi alle campagne pubblicitarie per Red Bull.

Riusciranno mai, a superare, con la loro sola abilità fotografica, la sfida di una fotocamera con un ritardo allo scatto di 0,5 secondi, una lente che non è di certo il massimo,e con il sole che si appresta a tramontare?

 

Beh, i risultati li potete trovare qui sotto. Che dire, questi due ragazzi sanno il fatto loro, sono riusciti a sfruttare al meglio la luce, le inquadrature e i momenti d’azione a loro più opportuni.
Certo, la risoluzione è quella che è, ma la loro classe si vede anche in queste foto che potete ammirare qui sotto.

 

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Diario #5: Cosa sono gli ISO?

Sensibilità  ISO

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La sensibilità ISO è uno di quei valori che la fotografia digitale ha rivoluzionato rispetto alla tradizionale fotografia a pellicola. Gli ISO ci sono sempre stati e le pellicole erano più “lente” o più “veloci” a seconda del valore ISO (o ASA) che riportavano. Sostanzialmente si trattava di emulsioni della pellicola che avevano bisogno di più o meno tempo per impressionarsi. Erano però profondamente scomode: immaginate di essere un fotografo a pellicola e di non avere con voi un flash…dovete usare la luce che c’è insomma. Siete fuori, una bella giornata e scattate con la vostra pellicola da 100 ISO, quando il cielo si rannuvola e siete costretti a entrare in casa, però volete fare un altro scatto magari usando la luce che entra da una finestra. Ma il tempo è peggiorato e la luce è diminuita molto. Controllando l’esposimetro notate che dovreste scattare con un tempo di scatto di 1/10 di secondo…troppo lungo per farlo a mano libera, e non avete il cavalletto né un appoggio. Siete costretti a usare un rullino da diciamo 400 ISO, quindi dovete smontare quello che avete e aprirne un altro.
Immaginate cosa voleva dire per un fotografo di matrimonio, che passava dalla luce dell’esterno al buio della chiesa. Doveva avere più macchine, rullini diversi ecc. Un casino insomma. Il digitale ha parzialmente risolto questo problema, semplicemente dando la possibilità all’utente di modificare questo valore ogni volta che vuole. Quando noi alziamo o abbassiamo il valore ISO di fatto diciamo solo alla macchina di amplificare di più o di meno il segnale che arriva al sensore. La miglior pulizia dell’immagine e la qualità più alta si ottengono usando sempre il valore ISO più basso possibile (50, 80, 100, 200, dipende dalla macchina), perché la macchina non ha bisogno di amplificare molto il segnale, ma questo ovviamente significa che dovrà arrivare molta luce al sensore, quindi a meno che non ci sia il sole o che non abbiamo una sorgente luminosa abbastanza potente dovremmo usare dei tempi lunghi o dei diaframmi molto aperti. Ma se non fosse possibile? Ad esempio a un concerto di una band di amici come faremmo? Di luce ce n’è pochissima, i tempi di scatto per evitare che i nostri amici si trasformino in strisce di luce sono brevi…l’unica soluzione consiste nell’aumentare il valore ISO. Fosse sempre così facile e se non cambiasse niente tanto varrebbe tenere sempre il valore ISO bello alto, in modo da poter usare diaframmi più chiusi e tempi più brevi e invece no…perché?? Perché amplificando il segnale “buono” che arriva al sensore si amplifica anche il rumore di fondo, ragion per cui l’immagine diventa granulosa, meno nitida e in definitiva qualitativamente inferiore. Avete presente una chitarra elettrica? Se la collegate a un amplificatore e tenete basso uscirà solo il suono prodotto dalla corda, ma se aumentate la “manopola” dell’amplificatore con scritto GAIN anche se state fermi sentirete un fruscio di fondo venire dall’amplificatore. Ecco, quello è il rumore. Ovvio che in una macchina fotografica non produce un suono, ma il concetto è quello. In sostanza noi non variamo la sensibilità ISO davvero, modifichiamo solamente l’amplificazione del segnale, avendo una variazione “equivalente”. Questo però ci porta a poter variare i tempi e di diaframmi. Anche gli ISO funzionano in STOP, ma sono più facili da leggere: raddoppiano sempre il valore, così tra 100 e 200 c’è uno stop, tra 200 e 400 un altro, tra 400 e 800 un altro e così via, esattamente come accade coi tempi di scatto.
Chi ha voglia di capire come funziona dal punto di vista tecnico può continuare a leggere, a chi non frega nulla del modo in cui si forma salti pure questa parte. Come abbiamo visto i sensori sono divisi in milioni di “fotositi” che raccolgono un informazione luminosa quando vengono colpiti da un elettrone. Ma se di luce ce n’è poca il numero di fotoni che colpiscono il sensore diminuisce, quindi alcuni fotositi rimangono senza fotone, in parole povere non vengono colpiti o vengono colpiti troppo debolmente…quindi il chip che legge i fotositi e li trasforma in un immagine come fa a dare un valore a quel pixel, che non è stato colpito? Fa una media degli 8 pixel (o più) che gli stanno intorno e assegna a quel fotosito un valore medio. Glielo da d’ufficio insomma,
simulandolo. Certo, finchè sono pochi i pixel ricostruiti in questo modo nessun problema, ma quando cominciano a diventare tanti il rumore diventa invadente. Ecco anche perché le macchine con i sensori più grandi generano immagini migliori a parità di megapixel: perché ogni fotosito sarà più grande, quindi aumenteranno i fotoni che lo colpiscono e ci sarà più segnale elaborabile. Ad oggi però alcune macchine hanno talmente tanti megapixel anche su sensore pieno che la dimensione del singolo fotosito (pixel pitch) è praticamente identica a quella di una aps-c. Quello che mantiene la qualità dell’immagine è l’impiego di algoritmi di calcolo più precisi e sofisticati.
Altro motivo di generazione del rumore è il riscaldamento del sensore: più lunga è l’esposizione più il sensore si scalda e produce rumore. Nelle foto di un certo tipo (ad esempio un panorama notturno con macchina sul cavalletto e 20 secondi di esposizione) le macchine di livello avanzato fanno un’altra cosa: dopo aver scattato la foto “vera” ne scattano un’altra a otturatore chiuso, cioè completamente nera. Il chip confronta le due immagini sovrapponendole e tutti quei pixel chiari nell’immagine fatta a otturatore chiuso li toglie dall’immagine vera, perché sono prodotti dal riscaldamento del sensore. Questa tecnica si chiama Dark Frame.

La fotocamera Nikon 1 più vecchia attualmente esistente all’asta!

Di solito per le fotocamere datate, Leica rappresenta il punto di riferimento dei bei tempi passati. Questa volta invece è una fotocamera di Nikon a destare scalpore, per la precisione, stiamo parlando della Nikon 1. E già questo basterebbe a far scaldare il cuore a molti appassionati, ma in questo caso specifico, stiamo parlando del più antico esemplare sopravvissuto fino ai giorni nostri.

 

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Questo rarissimo esemplare appartiene al collezionista giapponese Tad Sato, è in ottime condizioni e presenta anche il meccanismo di scatto originale. La Nikon 1 (n° 60924 prodotta nel’anno 1948) sarà venduta insieme all’obiettivo Nikkor-H 2/5cm no.70811 con relativo copriobiettivo Nikon, al doppio cinturino e alla custodiaoriginale in pelle.

La base d’asta sarà di 90.000 € e la stima di vendita è di € 160.000 – 180.000 non proprio spiccioli. Qui di seguito potete trovare il video di presentazione.

 

5 Idee per scattare fotografie in Autunno

[nextpage title=”Introduzione”]
In autunno come in primavera, si ha il vantaggio di avere climi più miti, che facilitano lo stare all’aperto aumentando di conseguenza il totale delle ore che possiamo passare immersi nella natura. Natura che in questo periodo dell’anno la fa da padrona con i suoi colori e le sue mutazioni.

Ci vuole quindi voglia e coraggio di uscire all’aria aperta con la nostra fotocamera al collo e cogliere il momento e il posto giusto.

Vi elenco quindi 5 possibili idee per le nostre(anche le mie non solo le vostre) fotografie. Se avete una qualsiasi altra vostra idea, non fatevi problemi a lasciarla qui nei commenti in modo da poterla aggiungere alla lista.

1. Fotografare dopo un acquazzone

 

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In autunno, il miglior momento per fotografare qualcosa è durante o subito dopo un acquazzone. Infatti, il colore del fogliame se ne avvantaggia, risultando particolarmente vibrante. Se si volesse invece ottenere lo stesso effetto anche senza l’effettiva presenza di un temporale, potete scegliere una foglia dai colori particolarmente vividi, sgargianti, che giace al suolo, e spruzzarla di acqua (un vaporizzatore di plastica è lo strumento ideale): noterete come le sue tinte guadagneranno in saturazione cromatica. Inoltre, quanto più la foglia è larga e più grosse sono le gocce sulla sua superficie, tanto più piacevole risulterà la vostra foto.

Un trucchetto potete realizzare dei fantastici goccioloni d’acqua “finti” facendo cadere dove preferiamo, qua e là sulla foglia, qualche stilla di glicerina liquida con l’ausilio di un contagocce oppure del vaporizzatore utilizzato in precedenza. Possiamo trovare la glicerina glicerina  in qualsiasi farmacia per pochissimi euro.

 
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[nextpage title=”Fotografare con la nebbia”]

2. Sfruttiamo la nebbia

 

photographyidea-sfruttiamo-la-nebbia-nelle-nostre-foto-autunnali

 

Per qualche strano motivo, spesso le condizioni che ci permettono di fare belle foto all’aperto sono decisamente sfavorevoli per i poveri fotografi: con la pioggia, all’alba, con il freddo e anche con la nebbia.

Questa ci permette di isolare il nostro soggetto all’interno del fotogramma, dare un effetto sfocato più morbido alla nostra foto senza per forza avere obiettivi da capogiro. Bisogna però fare attenzione quando scattiamo foto con climi particolarmente “nebbiosi” perchè la nebbia tende a diffondere e ammorbidire la luce e di conseguenza rischiamo di avere foto più scure del normale, sarà quindi necessario, nelle condizioni più critiche, dover aumentare la nostra sensibilità iso, facendo attenzione però al rumore digitale che questo comporta.

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[nextpage title=”Fotografare controluce”]

3. Fotografare controluce

 

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Cercate di sfruttare bene il controluce. Una forte illuminazione in controluce consente di evidenziare i colori di soggetti traslucidi come le foglie, specialmente quando il contorno della scena è particolarmente scuro. In ogni caso, per “minimizzare” la quantità di contorno nell’inquadratura – l’area scura potrebbe essere limitata, oppure potrebbero esserci altri particolari che non abbiamo intenzione di riprendere – un consiglio è quello di avvicinarsi al soggetto, magari con un teleobiettivo. Ne beneficerà anche l’angolo di ripresa.

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[nextpage title=”Sfruttiamo l’acqua”]

4. Sfruttiamo gli specchi d’acqua

 

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Sfruttare i riflessi e i colori che gli specchi d’acqua in questo periodo dell’anno è senza ombra di dubbio un modo per ottenere foto diverse da quelle che si vedono in tutto il resto dell’anno. Gli specchi d’acqua in questo periodo si riempiono di foglie che, una volta depositatesi sul fondo, ci offrono la possibilità di “colorare” i riflessi.

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[nextpage title=”Fotografare il foliage”]

5. Foliage, la nuova moda

 

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Cos’è il Foliage ? Non è niente di strano, è semplicemente una parola sempre più usata nell’ultimo periodo per indicare quel fenomeno spontaneo per cui alcune specie di alberi in autunno cambiano il colore delle loro foglie.

Un evento naturale  ma che offre un grande spettacolo. Negli Stati Uniti, tantissimi viaggiatori ogni autunno consultano mappe come questa per sapere dove e quando trovarsi in una data foresta per poter godere dei migliori colori. Anche se qui in Italia non esiste ancora una mappa come questa, ci sono comunque tantissimi posti dove si può osservare questo fenomeno alcuni posti fra i più conosciuti sono la Val di Non in Trentino, la Val Ferret  vicino al Monte Bianco, i colli piacentini, la Sila o l’appenino Tosco Emiliano.

Queste sono alcune mete tra le più famose, ma per molti magari basterà aprire la porta di casa per avere dei magnifici paesaggi autunnali, senza dover per forza fare lunghi viaggi per fotografare questi bellissimi posti.
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Kodak cambia look si torna al logo del 1970

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Kodak ha attirato l’attenzione su di se in quest’ultimo periodo annunciando il suo nuovo smartphone sviluppato particolarmente per i fotografi, il nuovissimo Ektra. Insieme a questo, Kodak ha colto l’occasione per annunciare il suo nuovo logo, che in sostanza è una evoluzione del  logo presente negli anni ’70.

Il nuovo logo è stato creato da uno studio con sede a New York ed andrà a rimpiazzare il marchio lanciato nel 2006, come potete vedere nell’immagine sottostante, a sinistra il vecchio logo, a destra il nuovo.

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Il nuovo marchio è estremamente simile a quello utilizzato da Kodak nel periodo tra il 1971 e il 2006. Quello era stato progettato dal designer Peter  Oestreich e dispone di una forma di rosso e giallo che ricorda di un otturatore della fotocamera e fasci di luce gialla.

Qui sotto potete vedere l’evoluzione del marchio dalla sua nascita fino ad oggi:

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Il nuovo logo è messo ben in mostra sul loro nuovissimo Kodak Ektra.

Diario #4: Cos’è il diaframma?

Diaframma.

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Fisicamente cos’è il diaframma? Sono quelle “Lamelle” che potete vedere nella foto qui sopra all’interno dell’obiettivo e serve a far variare la quantità di luce che entra nella nostra macchina fotografica e che va ad impressionare il nostro sensore. L’apertura del diaframma può essere variata dal fotografo, ma non tutti gli obiettivi sono uguali e non tutti hanno le stesse “aperture” di diaframma.

I valori sono misurati in STOP. Gli stop sono: f:1,4, f:2, f:2,8, f:4, f:5,6, f:8, f:11, f:16, f:22 ecc. Con ogni probabilità la vostra macchina reflex ha dei valori intermedi, così tra f:2,8 e f:4 potrete trovare f:3,2 e f:3,5 che corrispondono a 1/3 di stop. Diciamo che a ogni scattino della rotella con cui variate il diaframma corrisponde questa variazione di 1/3 o di 1/2 stop, quindi per variare uno stop intero dovrete fare due o tre scattini, a seconda di come avete impostato la macchina.

Sappiate che ogni volta che chiudete un po’ il diaframma (facendo quindi aumentare il numero f) il tempo di scatto si allungherà leggermente per fare in modo che il sensore raccolga abbastanza luce, mentre se lo aprirete diventerà più breve. (questo nelle modalità P, A, S, nella modalità M come visto l’esposimetro non fa variare il valore che non state controllando perché di fatto li state controllando tutti) Tra ogni valore di STOP che ho scritto e il seguente o precedente c’è una differenza della metà (o del doppio) della luce che entra: quindi se la macchina vi imposta un tempo di 1/50 di secondo con f:4, il tempo che avrete usando f:2,8 sarà la metà (perché entra più luce), quindi 1/100, mentre con f:5,6 sarà il doppio, quindi 1/25 di secondo.

Quello che varia aprendo o chiudendo il diaframma è principalmente la “profondità di campo” detta “PDC” o in inglese “DOF” (Depht of Field). Che diavolo è? E’ lo “spessore” del piano di fuoco. Non ci avete capito una mazza? Tranquilli, l’immagine che segue vi aiuterà a comprenderne il funzionamento.

profondita-di-campo

Come potete notare, nella prima immagine scattata con un diaframma impostato a f 5,6 il soggetto a fuoco è solamente quello centrale mentre i soggetti davanti e dietro sono completamente sfuocati, quindi si dice che la profondità di campo è piccola. Se passiamo poi ad analizzare la foto scattata a f11 possiamo notare come il soggetto centrale sia sempre comunque a fuoco, ma iniziano a essere maggiormente dettagliati anche le altre due statuine. Passando infine alla foto scattata con un diaframma impostato su un valore di f22, possiamo notare come finalmente tutti e tre i soggetti siano maggiormente a fuoco rispetto alle fotografie precedenti, avendo quindi una profondità di campo molto maggiore rispetto alla prima foto.

Ci sono altri fattori che influenzano la PDC, come ad esempio il tipo di obiettivo e la distanza dal soggetto, ma li approfondiremo più avanti. Provate l’esperimento delle penne sopra descritto mantenendo inalterato il valore f, ma avvicinandovi o zoomando al massimo con l’obiettivo (diciamo 55mm) e poi, dalla stessa distanza zoomando al minimo (diciamo 18mm). Può non essere immediato capire il funzionamento del diaframma e i suoi effetti, ma è essenziale che lo comprendiate prima di andare avanti, perché è una base assoluta della fotografia.

La perfezione meccanica della Pentax K1000

 

Siamo soliti guardare le nostre fotocamere solo dall’esterno, nessuno si sofferma mai ad ammirarne gli ingranaggi e quella perfezione che nascondono al loro interno, un po’ perché aprire una macchina fotografica intimorisce parecchio e poi perché, finché funzionano, meglio non aprire e chiudere niente. Il negozio canadese Camera Repair Centre ad Halifax in Nova Scotia ha un punto di vista privilegiato perché occupandosi di riparazioni può ammirare spesso l’interno delle fotocamere. Qualche giorno fa i ragazzi del Camera Repair Centre hanno pubblicato un video che ci mostra la bellezza e perfezione della Pentax K1000.

 

Pentax K1000

Il video riassume in 2 minuti e mezzo le 4 ore di lavoro che ci sono volute per sistemare e pulire la Pentax K1000, la questa macchina è stata in produzione dal 1976 al 1997 e ne sono stati venduti circa 3 milioni di pezzi.

Fonte | reddit

La prima foto alla terra fu scattata proprio oggi 24 ottobre nel 1946

Sila prima foto della terra scattata il 24 ottovrela prima foto Il 24 ottobre del 1946 vengono recuperati nel deserto del New Messico, Stati Uniti, i resti del vettore spaziale V-2. Il razzo, appena precipitato da un’altezza di 100 km, ha appena effettuato la prima fotografia della Terra dallo spazio da un’altezza così grande.

La foto, in bianco e nero, venne scattata da una macchina fotografica con pellicola bianco e nero da 35 mm. Sarà solo l’inizio di una lunga serie di fotografie che mostrerà sempre più nel dettaglio l’aspetto del nostro pianeta. La più famosa sarà la Blue Marble (“biglia blu”), la fotografia scattata dagli americani dell’Apollo 17 da una distanza di circa 45.000 km e che ancora oggi viene mostrata su centinaia di testi scientifici e pubblicazioni.